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Il peggior nemico di una donna non è un essere umano, non è un herpes, non è il raffreddore, non è il culo sodo della stronza dello step di fianco, non è Enrico Papi, non è il maltempo che la rende nervosa.
Il peggior nemico di una donna è la gravità. E' lei la responsabile delle tette che cadono, dei culi flaccidi, del male ai piedi quando si portano tacchi alti, lei che vi fa cadere la borsetta, il rossetto nella tazza del cesso, che vi fa sentire pesanti come macigni se qualcuno vi prende in braccio.
Ed è sempre lei la fottutissima stronza che mi ha fatto cadere come una pera al mio secondo giorno di snowboard facendomi fratturare il coccige, per cui mi tocca passare un mese seduta su una ciambella o distesa ad ingrassare nel mio letto.
Stronza gravità!
(Per i maligni che godono del mio dolore, faccio presente che la mia vacanza è andata benissimo comunque e che mi sono fatta male solo al penultimo giorno. Tiè)
Ah ah! Scrivo dal monte bianco, dove ieri ha avuto inizio la (meritata?) vacanza invernale!
Oggi ho superato il mio trauma con lo snowboard accumulato circa 10 anni fa. Dopo anni di sci, per la prima volta sono tornata allo sport "laterale", come lo ha definito il mio maestro oggi. E' costato un sacco farmi dire stupidaggini come questa. Ma in fondo ne è valsa la pena. Mauryngatta - Psiche 1-0
Ciau!!
Me ne andavo tranquilla per la mia strada, con la mia macchinina sotto il sedere, nella solita via verso casa. Ho notato un uomo grasso, dalla pancia veramente sproporzionata, aspettare l'autobus. E' stata una di quelle cose così, che ti colpiscono giusto un attimo e occupano nella tua mente lo spazio che rimane tra un pensiero e l'altro. Ho continuato la mia giornata, tranquilla.
Visita medica, colazione a sorpresa per il Ba, pranzettino luverioso, pomeriggio ristoratore e mediamente produttivo, pennichella nel Letto Perfetto (per gentile concessione della famiglia P.) corsa a casa per fare la valigia e partenza per Bologna. Arrivata in stazione in anticipo (domani nevicherà di sicuro) mi metto ad osservare la gente che passa, attività che mi garba assai quando mi trovo in stazione, perché credo che sia uno degli ultimi posti rimasti in cui puoi incontrare ogni tipo di persona contemporaneamente. Mentre passo con lo sguardo dall'uomo con auricolare e valigetta al tizio coi capelli viola e la scritta "No mercy for you" sul giubbotto di pelle, guardo un'attimo di fronte a me e sul binario di fronte lo rivedo. Lo stesso uomo panciuto, vestito nello stesso modo e con la stessa espressione che aveva sul volto mentre aspettava l'autobus. Il che è anche comprensibile, visto che ora stava aspettando il treno. Non so cosa mi abbia colpito di questo duplice incontro. E non ho nient'altro da dire, a proposito. ma una certa sensazione da Truman Show, devo ammenttere, ce l'ho avuta.
Da qualche giorno mi ritrovo a far discorsi sull'amicizia, sulla mia generale diffidenza, con persone che poi sono quelle che considero miei amici per davvero. Continuo a ripetere che ho eretto un muro tra me e le altre persone, ma lo spiego a persone con cui questo muro non c'è. Quindi sono scema. E', serenamente, una cazzata. I fatti mi cosano.
Detto questo, mi trovo a passare questa giornata festiva in maniera completamente diversa da come avevo programmato. E dire che di programmi ne avevo ben tre, che si sono scambiati varie volte per poi essere accantonati dalla realtà delle cose. Me ne sto in pigiama, dopo aver dormicchiato e cazzeggiato tutta la mattina, a scrivere e ascoltare Leonard Coen sorseggiando cioccolata calda. A casa mi aspettavano per pranzo, stasera dovevo andare a ballare, oppure adesso sarei a Firenze con un numero imprecisato di compagni di corso. E invece sono qui. E la cosa mi piace.
Ringrazio Svaroschi per la bella chiaccherata chiarificatrice. Già che ci sono la informo che ho prenotato stamattina presto il viaggio a Bali. Leggendo lo stupore che i miei tentennamenti dipingevano sulla tua faccia mi sono accorta di quanto ero caduta in basso.
Grazie!
Sono tre giorni che piove a dirotto, quindi anche quelli come me che sono abituati a camminare sotto la pioggia si sono dovuti piegare all'uso dell'ombrello, pena reumatismi da pensionato. Visto appunto il mio amore-odio per l'oggetto in questione, ho tenuto i più carini a casa e ho riesumato un vecchio enorme aggeggio scolorito ma con l'apertura automatica.
Sabato pomeriggio ore 19:00 aperitivo con amiche. Lascio nell'ombrelliera del locale il coso scassato e dopo un'ora e mezza lo trovo molto più in forma. Ha cambiato colore, è più grande ed è firmato. Del mio ex ombrello neanche l'ombra (ah ah). Lo prendo, visto che lo sveglione che ha scambiato il suo per il mio lo ha fatto di propria volontà e non mi infradicio certo per lui.
Ore 21:00 ristorante brasiliano. Il mio nuovo ombrello si accomoda tragli altri sfoggiando colori di moda e tecnologia all'avanguardia. Si vede che ha socializzato con gli altri ombrelli, perché a fine serata erano spariti tutti, ombrelliera compresa. Ma come si sa, gli anticonformisti ci sono sempre, e di fianco alla porta una decina di ombrelli se ne stavano sparsi sul pavimento a farsi una canna.
Ho preso quello più simile al mio, ma quasi quasi ci lascio un messaggino sopra. Così vedo se farà il giro del mondo e ritornerà nelle mie mani, magari sottoforma di un vecchio aggeggio scassato. Il book crossing funziona anche meglio, con gli ombrelli.